Qualche tempo fa ho dedicato sull’”Immaginazione “ un pollice rectoa Laura Falqui e ai suoi Fondamenti di vitaceleste sulla terra. Questo mio apprezzamento mi ha fatto avere dall’autrice due testi per ora solo in manoscritto, con l’impegno di presentarli nel prossimo autunno qui a Bologna, alla Casa di Carducci. Mi porto avanti nei lavori e parlo ora di uno di questi testi, L’uovo di Silesius, che ovviamente conferma tutti gli aspetti positivi su cui avevo già insistito. Per esempio, il coraggio di insistere sulla favola, in un momento come questo il cui il main streamdei narratori aspiranti al successo si muove in senso opposto, assediando la vita nei suoi aspetti più presenti in scena, drammi familiari, tentativi di giovani di affermarsi magari sulle scene di qualche trasmisisone alla moda. Invitarli alla favola sembrerebbe loro una pretesa quasi offensiva e del tutto fuori moda. Stando così le cose, la nostra Falqui, si è presa per sé questo spazio e lo coltiva assiduamente, negli aspetti migliori che le sono concessi proprio dall’insolito tema favolistico. Come una celerità di apparizione dei personaggi, tanto da aver sentito il bisogno di fornircene un elenco, dato che altrimenti la presenza di ciascuno in scena sarebbe effimera, al modo di quanto succede nella vita onirica. Del resto, c‘è una regola a consentire tutto questi effimero presentarsi di personaggi “in cerca”, non già di un autore, questo lo hanno trovato, ma di un qualche momento di esistenza, che gli mantenga pure una fissità di dati e aspetti. Naturalmente, riceviamo un invito aperto ad accettare tutta questa varietà di apparizioni, lo troviamo a p. 26: “…questa terra è piena di fuoriusciti da tutti i paesi del mondo”. E beninteso le presenze umane si distinguono a fatica da quelle animali, si tratti di cavalli o di volatili, di gabbiani, per esempio. Niente paura di smarrirci in questa enorme e variabilissima profferta, dato che per tenere dietro alle varie apparizioni che si succedono, e che del resto periodicamente rispuntano, c’è appunto il preciso elenco delle dramatis personae. Per permettere che siano in tanti ad agitarsi in questa gremita vicenda la Falqui si affida a capitoletti bervi, incalzanti, caratterizzato ognuno di essi da un ritorno in scena di chi già aveva avuto modo di recitare una propria parte o particina. Del resto, sia ben chiaro che si tratta di una favola che tiene d’occhio l’attualità, i ritrovati dei nostro giorni e persino le sigle dei prodotti commerciali. L’incursione nella irrealtà è favorita da riferimenti di inappuntabile realismo, si sa bene che i nostri sogni si nutrono dei fatti quotidiani, anche se non rinunciano certo a sottoporli a delle metamorfosi che li rendono irriconoscibili e incomprensibili, i due fenomeni che attraversano tutte queste pagine e le rendono misteriose e sfuggenti.