Provo molta stima per Bajani narratore, e mi auguro che possa vincere il prossimo Premio Strega, però a dire il vero il suo attuale Anniversario è abbastanza convenzionale, anche se affronta un tema tipico dei nostri giorni, e già presente ancor più in passato, quello del maschio dominatore e della moglie succube, attenta solo a sbrigare le faccende domestiche e a prendersi cura dei figli, nulla più. E anche questi hanno da temere del dominio maschilista, cui si sottrare la femmina, ma non colui che nel romanzo parla in prima persona, costretto a fuggire lontano dal genitore, eppure ad amarlo malgrado tutto. Questa del resto è pure la condizione della madre, succube ma incapace di fare a meno di quel dominatore che le regola ogni passo del menu domestico togliendole perfino la possibilità di respirare. Dei due figli si difende bene la femmina, capace di farsi un’esistenza per conto proprio, e anche il maschio se ne fugge a distanza, ma poi può fare a meno di ritornare dal genitore, pentito e pieno di amore da soddisfare. E’ perfino eroicomico un tentativo della moglie di rendersi autonoma, ma non sa neppure come si fa ad acquistare i biglietti del treno, quindi ritorna all’ ombra del marito tirannico dopo pochi giorni di rivolta. Una parte importante, in quegli ann postbellici, lo ha il telefono, che concede ai protagonisti dei momenti di privacy, ma di breve durata. La narrazione di Bajani è molto sottile ed elegante, anche se priva di indicaziosani innovative, diversamente da altre sue prove, ma merita comunque un forte riconoscimento per la finezza psicologica con cui i vari protagonisti vengono presentati.
Andrea Bjani, L’anniversario, Feltrinelli, pp. 127, euro 16.